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Formazione Capi - Area Quadri: Convegno Zone - Intervento conclusivo

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Chiara Sapigni
Presidente del Comitato Nazionale

Cominciamo quest’ultimo momento del convegno, che vuole essere un primo punto della situazione, per vedere le cose che sono uscite e focalizzarne alcune.
Io, Maria e Gian Vittorio ve ne sottolineiamo alcune e il resto lo lasciamo allo sviluppo degli atti, al confronto che nascerà ecc. Riprendiamo, quindi un attimo proprio le cose principali e non a caso volevo riprendere una riga e mezza dello Statuto, perché anche qui l’uso delle norme deve essere di riferimento, ma proprio per capire meglio quello che dobbiamo fare.
Compito primario della zona è “promuovere la formazione e la crescita delle Comunità Capi”. Allora, cerchiamo proprio di concentrarsi su quello che è stato messo a fuoco in questo evento centrando sul coordinamento delle CoCa, sul sostegno ai gruppi, sul confronto - che la Zona deve promuovere - nella loro azione educativa, nel modo in cui essi stanno cercando di portare avanti l’educazione coi ragazzi: in questo senso proprio la cura delle CoCa, l’attenzione ad ognuna di loro.
Questo rende la Zona uno snodo importante perché mette in relazione con i gruppi, e i gruppi si sentono cercati e si creano anche qui relazioni e connessioni – non c’é un prima, c’é un dopo, c’é un servizio buono,  un servizio con i ragazzi, - sono momenti diversi del nostro essere capi, l’essere in servizio con i ragazzi e l’essere in servizio per i Capi. E’ un momento, un modo diverso di essere, però é ovvio, e ricordiamocelo bene, il nostro modo di fare educazione, è lo stare con i ragazzi.
Quindi il sostegno ai gruppi é sempre orientato allo stare insieme ai ragazzi  e alle Co.Ca – luogo dove i capi si ritrovano insieme per crescere.

E’ in questa prospettiva che entra in gioco e diventa importante l’apporto degli altri livelli associativi, cercando sempre meno la contrapposizione e sempre di più la collaborazione che viene naturale per le regioni, ma anche per il  livello nazionale e anche per i livelli trasversali - pensate quindi alle Branche, pensate ai Settori e alla Formazione Capi stessa.
Questo concetto é venuto fuori anche ieri: si tratta di  aumentare la  consapevolezza della nostra identità, di sapere meglio chi siamo.

Oggi noi siamo un’Associazione di ragazzi che cercano di crescere insieme a degli adulti. L’educazione, in questo senso, é stato ricordato anche nella tavola rotonda,  non possiamo far finta che sia una cosa semplice, che sia scontata –  forse non lo é mai stata – ma certamente é un po’ più complessa, ha bisogno di stare, si diceva, in connessione, di accettare, di farsi carico delle diversità, delle esperienze che ci stanno intorno. Quindi aiutarci nell’educazione a reggere la complessità, a reggerla, a studiarla, a prenderne il più possibile del positivo. Una  crescita quindi non nella auto-referenzialità, nel non capire che esistiamo solo noi, che solo noi siamo quelli che stanno facendo le cose per bene e che stiamo dalla parte giusta.

Questo è uno sforzo continuo di ognuno di noi, nel servizio alle nostre CoCa, della zona: cioè l’essere in rete é identità che si confronta: non c’é un prima non c’é un dopo, non esiste che prima mi chiarisco che cosa sono e poi lo vado a dire agli altri. Mi chiarisco quando anche ascolto le opinioni degli altri e quando capisco che anche gli altri hanno una specificità con cui mi posso confrontare.
Ecco uno di questi aspetti che comunque ci fa comprendere che ci sono delle specificità di competenze del Quadro in questo senso perché non è scontato che una persona che fino adesso ha fatto il capo con i ragazzi riesca anche a fare il capo nel servizio di rete: aiutiamoci, cresciamo, stiamo in contatto per darci degli strumenti di sostegno reciproco, ma siamo anche consapevoli che ci vogliono anche degli strumenti specifici ed da questa riflessione che  é venuto fuori il ruolo della formazione nel servizio di Quadri. La specificità, la dignità di questi servizi che non devono per forza esser visti quindi come un’alternativa al servizio con i ragazzi o in qualche modo una rinuncia, un secondo livello in questo senso, anzi;con una consapevolezza in più - che ci dobbiamo aiutare nel formarci in questo ruolo -.

L’ultima considerazione riguarda il grosso lavoro che avete fatto, i grossi contributi, la voglia, il modo di stare insieme e tutto il materiale che è stato prodotto, sia  nel percorso di preparazione che è stato consistente, sia qui personalmente da ognuno di voi. Come Comitato Nazionale certamente ce ne facciamo carico, abbiamo colto e preparato in questo senso un evento importante che, vi accennavo ieri, non può rimanere nelle mozioni e nelle responsabilità singole di ognuno di voi che ha partecipato ma devono diventare un patrimonio più allargato. Dobbiamo consolidare con un percorso più preciso, che coinvolga tutta l’associazione, quello che in questi giorni é venuto fuori: le cose sono davvero tante, l’importante é che riusciamo a metterle un po’ a regime, che riescano a diventare un perno su cui in diversi ci si concentra – sto pensando alle Regioni, sto pensando alle Branche, sto pensando alla Formazione Capi – come modi di aiutare e centrare sulla Zona che aiuta i gruppi.
Questo é il perno su cui come Comitato Centrale e Comitato Nazionale ci impegniamo certamente, non da soli, a proporre un percorso di consolidamento. E’ un lavoro consistente e non è necessario che si esaurisca tutto molto in fretta, anzi, da quello che è uscito avremo da lavorare per diversi anni, siamo sicuri che ci saranno impegni futuri.


Maria Baldo
Incaricata Nazionale alla Formazione Capi

vi do un po’ di numeri, così ci rendiamo conto di quanti siamo stati qui in questi giorni a lavorare insieme.
Le Zone partecipanti sono state 89 su 163 quindi più del 50%, direi che siamo uno spaccato reale dell’associazione, per un totale di 308 persone. Ne aspettavamo oltre un centinaio di più., ma ci sono state defezioni dell’ultimo minuto ...é comunque un gran bel risultato, sopratutto perché tutte le regioni sono presenti: mancano solamente la Valle d’Aosta e il Molise.
Le presenze sono state più o meno massicce: il primato numerico spetta alla regione Puglia, abbiamo poi tanti siciliani e molto presente é anche la Toscana. Quindi vedete che é stato anche bello avere la possibilità di mescolare modalità, approcci, competenze territoriali estremamente differenti: questa crediamo sia proprio una grande ricchezza che ci portiamo a casa dal punto di vista personale.
E’ stato un Convegno che per scelta ha voluto lavorare con la modalità di “costruzione insieme”: poteva essere un rischio, é stata una scommessa che abbiamo scelto di vivere fino in fondo. Il Convegno non é nato da esperti, non é nato da relazioni iniziali, ma é nato grazie al contributo che ogni Zona ha saputo portare e crediamo che questo sia un risultato ancora più soddisfacente perché le azioni che sono emerse sono davvero significative. Nulla, crediamo, possa andare sprecato, neanche tra quelle azioni che non sono state votate come prioritarie, ma che noi raccogliamo lo stesso, perché anche lì c’é del materiale prezioso, per cui il carico che ci facciamo é proprio di cercare di far circolare e dare la massima risonanza possibile a tutto quanto é stato prodotto in questo Convegno. Queste sono le azioni che sono emerse, conteremo i fagioli, ma non ci sarà una scaletta prioritaria, non ci sarà l’idea che vince: Ci saranno priorità diverse per le urgenze che evidentemente ci animano. Vi assicuriamo però che le cose preziose sono veramente tante.
Vi sveliamo poi qualche altro segreto di come abbiamo costruito questo Convegno. Lo abbiamo voluto un po’ come un possibile  paradigma, per far lavorare una modalità possibile, e per noi significativa, di come potrebbe lavorare un Consiglio di Zona. La scelta del Convegno é stata fatta un po’ pensandola in questo senso. In un primo momento abbiamo provato a porre il problema, é stato il procedere con  la costruzione, il percorso di avvicinamento, la costruzione delle tesine, l’identificare i nodi problematici, il provare in qualche modo a mettere a fuoco quali erano le esigenze, le impellenze, i bisogni che nascevano. Abbiamo poi aperto la finestra ad un contributo esterno. Come associazione ce lo siamo detto: se scegliamo di essere ancorati in un territorio non possiamo non aprire la porta e le finestre. Anche per un Consiglio di Zona l’esterno rimane un interlocutore privilegiato. Ecco la scelta di diverse modalità di esterni: abbiamo chiesto a un vescovo, abbiamo chiesto ad una monaca, abbiamo scelto qualcuno che lavora in altri ambiti del volontariato, abbiamo scelto una persona che lavorava presso il comune di Mantova, sempre con l’attenzione sulla persona, abbiamo scelto un pedagogista. Sono opportunità che l’esterno ci offre e crediamo siano state parole significative. Abbiamo poi messo in piedi un confronto profondo e significativo tra di noi e per farlo abbiamo scelto una metodologia di lavoro. Voi avete detto che il lavoro di gruppo é stato intenso, blindato per alcuni versi, però è stata una metodologia che vi portate a casa e che ha dato frutti, perché li abbiamo visti. Quindi anche l’identificare un metodo e curare un confronto che non siano solo chiacchiere ma che riesca ad andare in profondità é una scelta che dà poi i suoi frutti. Alla fine abbiamo provato ad elaborare più soluzioni, non una sola. Pensiamo che non ce ne sia una che va bene e abbiamo provato, proprio per il contributo di tanta gente che ha lavorato, da una parte ad identificare tante soluzioni diverse, anche nuove, originali, che aprano piste nuove, in altri casi sottolineando ciò che riteniamo già significativo di avere in modo da potere identificare quella che, adesso, in questo momento, nel territorio in cui ognuno opera, ritiene più significativa per lui. Questa è l’attenzione più importante.
Abbiamo poi provato a costruire il percorso fede. Anche qui ci sono state alcune attenzioni. Innanzitutto lo abbiamo agganciato ai diversi passaggi del Convegno. I momenti delle preghiere che abbiamo costruito erano legati ai vari steps che vivevamo durante il Convegno. Abbiamo scelto una figura di riferimento che potesse essere di accompagnamento per tutti questi giorni e che abbiamo ritenuto potesse dire qualcosa di significativo per noi adulti oggi qui, Quadri di zona in questo momento riuniti al Convegno con degli obiettivi. Anche qui la figura è stata proprio profetica come scelta. Abbiamo poi usato modalità di pregare diverse. Ci sono stati dei momenti di ascolto della Parola di Dio, abbiamo provato a farla risuonare dentro di noi per capire come poteva interpellarci. Questa è stata una modalità. L’altra è stata la scelta della modalità celebrativa:
Crediamo che in un percorso di catechesi che gli adulti vivono siano entrambe dimensioni che debbano essere presenti e che dobbiamo tenere presenti.

Vi ringraziamo, e questo ci viene dal cuore, per  il modo con cui avete partecipato. E’ stato un modo che noi abbiamo visto estremamente attento, desideroso di confronto. Vi abbiamo visto coinvolti: era bello vedere i gruppetti di lavoro con la pila e con le torce che si scambiavano continuamente le idee, abbiamo letto una gran voglia di esserci, di portare il proprio contributo, di dire la propria, di costruire un momento bello per l’associazione. Vi ringraziamo di tutto questo e, credo, anche per la pazienza che avete avuto. Sappiamo che vi abbiamo chiesto dei ritmi davvero intensi. E’ anche vero, però, che il tempo andava occupato in maniera significativa. Questo a noi Quadri Centrali ha un po’ aperto il cuore , ve lo dico davvero, perché abbiamo visto un’associazione bella, vispa, allegra, che ha voglia di giocarsi, dove, crediamo, prevalga proprio la passione per il servizio che facciamo.
L’altra sottolineatura che ci preme fare ancora é l’attenzione ai processi che mettiamo in atto. Veniva fuori anche da voi , da alcuni gruppi di lavoro, che non é importante solamente l’obiettivo da raggiungere. E’ fondamentale anche avere cura di tutti i passaggi che porteranno al raggiungimento di quell’obiettivo, perché anche i processi diventano una modalità significativa di stare insieme e anche una modalità di formazione gli uni con gli altri. D’altra parte nello scautismo lo stile con il quale facciamo le cose non é assolutamente secondario e il nostro fare educazione con i ragazzi ce lo conferma continuamente.


Gian Vittorio Pula

Incaricato Nazionale alla Formazione Capi

Si ma...e già ..e domani? Ancora é mattina e già pensiamo  al domani. Però.....domani, noi vi chiediamo di essere cassa di risonanza: Proprio perché come é stato detto, come é stato sperimentato, questo non era un Convegno con un pacchetto precostituito da prendere e utilizzare, ma é stato un Convegno che é stato costruito, ci diceva prima Maria, é stato costruito insieme e i risultati li vediamo, concreti, appesi alla parete.
Allora noi vi chiediamo e noi ci chiediamo, ognuno in riferimento al proprio ambito associativo di essere cassa di risonanza, perché questo é un Convegno, come ci ha detto Chiara, che é dell’associazione. Perché é un Convegno, come diceva la frase slogan, dove sono “tutti protagonisti e nessuna comparsa”. Da qui l’invito a fare particolare attenzione alle caratteristiche e all’abilità del Quadro, l’abilità che sta nello scegliere, nel costruire, nel consolidare i rapporti, nell’essere in rete, che significa sapersi proporre e saper proporre i propri progetti, che significa saperli fare insieme ad altri, ai nostri compagni di viaggio, sia interni che esterni; saper partecipare a cose che ci propongono gli altri perché nella stessa direzione verso cui stiamo camminando.
Noi sappiamo le abilità del capo quali sono, come sono, essendo capi, ma sappiamo anche che le abilità del capo sono diverse, proprio perché abbiamo a che fare come primi interlocutori, sempre in funzione dei ragazzi, con gli adulti e quindi è necessario il saper curare le relazioni, il saper coinvolgere. Allora le riflessioni che vengono fuori dal Convegno e le idee sono molteplici. Tutto questo ci potrebbe preoccupare e ci viene da dire “ e allora cambio tutto” oppure “sono so più, mi disperdo”. Una delle caratteristiche del capo deve essere allora di abituarsi, allenarsi a saper dare delle priorità. Per esempio nei problemi delle Comunità Capi scegliere la relazione., l’andare a trovare tutte le Comunità Capi: diamoci questa priorità. Oppure il rapporto con la Chiesa locale, con il Vescovo: andiamo a trovare il Vescovo, invitiamolo ai nostri incontri. Diamo continuità a questa relazione.
Le riflessioni che sono nate in questi giorni sono tante, ma sicuramente non finiscono qui perché queste possono aprirne delle altre, perché quelle che sono nate qui sono feconde. Noi chiediamo di non interrompere questa fecondità in tema di relazioni che vincono l’isolamento, il nostro sentirsi soli a volte, il rischio dell’isolamento: costruiamoci quindi delle opportunità per continuare questa relazione.
Uno degli strumenti possibili sul sito della Formazione Capi, ad esempio, é lo spazio per il forum, dove continuare ad immettere delle riflessioni che possono nascere da ciò che é stato suscitato da questo Convegno anche una volta tornati a casa. Questo é uno strumento pratico che vivrà in base a quanto potrà essere utilizzato e a quanto sarà utilizzato ed é uno strumento che , comunque, insieme a tutti gli altri che voi saprete costruire e inventare, aiutano a creare quella risonanza di cui parlavamo all’inizio e che  vorremmo che tutti noi ci impegnassimo a realizzare a tutti i livelli. Se la frase chiave del convegno era allora “tutti protagonisti, nessuna comparsa” da domani possiamo cominciare a far vedere anche la maglietta blu “chi gioca a zona vince sempre”.

[il testo degli interventi è il risultato della trascrizione della registrazione audio e non è stato rivisto dai relatori]

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