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Formazione Capi - Area Quadri: Convegno Zone - Intervento conclusivo

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Maria Baldo

Questo è finalmente un tempo per la Zona!

Vi diamo il benvenuto in apertura del convegno, che finalmente ha inizio dopo oltre un anno di preparazione. L’incontrarci, il conoscerci personalmente, il collaborare e confrontarsi insieme danno senso e vigore al ruolo di quadri che tutti viviamo.

Siamo qui con l’obiettivo principale di dare senso e prospettive nuove e attuali alla Zona e al servizio richiesto ai suoi quadri.

E’ l’opportunità che come associazione ci diamo per ricominciare a parlare della Zona, struttura alla quale negli anni sono stati attribuiti compiti e responsabilità sempre maggiori, ma della quale si è parlato  e si è riflettuto poco, così da rimetterla al centro dell’associazione, visto il suo ruolo di snodo fondante e fondamentale.

Crediamo sia importante fermarsi qui oggi per riflettere insieme con l’obiettivo di ridefinire o definire nuove prospettive, per riscoprire o rifondare gli ideali e i valori che sostengono scelte e strumenti:

  • la presenza nel territorio, scelta fondamentale e che pare ormai far parte del nostro DNA, come si traduce e si incarna oggi?

Quali relazioni riusciamo a dar vita, ci sono relazioni fisse che vengono mantenute, che modalità di relazione vogliamo costruire oggi, in questo tempo culturale e sociale? O rischiamo di farci prendere dalla paura, dallo sconforto di avere troppe richieste di collaborazione, di dire la nostra?
            Se le altre aggregazioni ci cercano significa forse che ritengono importante ciò che diciamo,   mentre il rischio che corriamo è di non valorizzare a sufficienza la nostra identità e la nostra competenza.
Abbiamo un progetto nazionale che parla di rete nel territorio.

Come si traduce questo nelle nostre Zone?

Quale la nostra capacità di saper lavorare in rete ?:
essere capaci di proporre i nostri progetti all’esterno (progetti di iniziativa)
essere capaci di saper integrare i nostri progetti con altri  di altre entità già preesistenti perché orientati verso la stessa direzione (progetti di azione comune)
essere capaci di partecipare alla realizzazione di progetti ideati da altri, senza per questo perdere la nostra identità (progetti di conformità)

  • Pensiamo al nostro ruolo di quadri: nella nostra scelta questa è un’opportunità di crescita e maturazione che ci viene data nel nostro percorso di capo, certamente non un luogo di potere o per far passare le proprie idee.

Il quadro è la figura capace di innescare, favorire, facilitare le relazioni tra i gruppi e tra i livelli.
Allora quali competenze, quali opportunità formative, quale consolidamento delle motivazioni a tale servizio ci servono per “fare del proprio meglio”?
Quali strumenti ci diamo per superare le difficoltà di comprendere e conoscere il proprio ruolo di quadro di zona?

  • In Zona si vive e si verifica la propria formazione permanente. Insieme alla Comunità Capi è il luogo per eccellenza dove viverla. Occorre un dialogo continuo e paziente con i gruppi e i capigruppo per mantenere viva questa dimensione, per non fare le stesse cose, per raccogliere i bisogni reali, per non andare e supplire alle mancanze dei gruppi, e pensiamo  ad esempio alla gestione del tirocinio o alla formazione metodologica.
  • La Zona elabora un proprio progetto, che la colloca in maniera significativa nel territorio e la aiuta nel compito di sostegno alle Co.Ca. Cosa significa oggi progettare per le nostre Zone? E’ ancora una risorsa, un’opportunità per orientare la propria crescita e per governare con intenzionalità, o è diventata una delle tante cose da fare, un’attività che ci porta via un sacco di tempo ed energie ma non ci è poi così utile? Cosa è importante farci stare dentro al progetto?

 

Questi sono alcuni ambiti sui quali siamo chiamati a confrontarci e a esprimerci, lavorando secondo lo stile che ci caratterizza: dalla realtà, dai bisogni, dalla base nascono gli orientamenti, le idee e gli strumenti nuovi per il domani.
E’ anche un’opportunità per ritrovare sintonia e comunanza di motivazioni tra i diversi livelli strutturali dell’associazione, che significa voler ascoltare e raccogliere i messaggi che le Zone lanciano agli altri livelli, e accordarci in modo da suonare accordi armoniosi, non stridenti, ognuno per i compiti che gli competono.
Ricordandoci che il senso delle strutture è sempre il sostegno alle Co.Ca e ai ragazzi ai quali queste rivolgono il loro servizio.

 

Gian Vittorio Pula

Ancora abbiamo l’obiettivo di delineare la fisionomia della Zona oggi in Associazione
Ci preme definire tutti insieme non tanto la Zona ideale quanto quella reale, per capire come giocarsi oggi, come attrezzarsi per affrontare le situazioni di fatica, e lo faremo lasciando soprattutto la parola a voi che fate servizio in comitato di Zona, e dunque in questo momento avete le mani in pasta.
A noi sembra che alcune scelte siano diventate patrimonio comune, altre ci sembrano appannate, alcune nuove appaiono timidamente all’orizzonte, ma hanno bisogno di confronto e riflessione comune per irrobustirsi

Il nostro impegno di questi giorni sarà incentrato sul definire e approfondire la dimensione formativa della Zona: cos’è, come funziona, quali i suoi compiti, il tipo di risorsa che costituisce, le opportunità che vive, ma anche le fatiche e le sfide nuove che nascono sia dalle Co.Ca che dal territorio nel quale si è collocati.

Inoltre ripenseremo anche alla sua dimensione elaborativa: la formazione e la crescita delle Comunità Capi, dei capi stessi nel progredire e nella maturazione del loro servizio, quale formazione metodologica, quale competenza progettuale, che processi vanno curati, incentivati….

Ci pare importante richiamare i compiti fondamentali e ineludibili della Zona:

  • CURARE LA FORMAZIONE DELLE COMUNITA’ CAPI E IL CONFRONTO METODOLOGICO per favorire la qualità della proposta educativa che viene proposta ai ragazzi nel territorio
  • SOSTENERE LO SVILUPPO PER RINFORZARE E PROMUOVERE LO SCOUTISMO, e questo si fa con una buona e intelligente progettazione e usando modalità significative ed efficaci, capaci di trarre il meglio dai protagonisti e di farsi riconoscere nella propria identità e nelle proprie competenze da chi collabora con noi.
  • FAR VIVERE DAVVERO L’APPARTENENZA E L’IDENTITA’ ASSOCIATIVA, così da favorire l’aprirsi del gruppo ad un’identità più ampia che è fonte di ricchezza, di aria nuova da respirare. Crediamo che in buona parte l’Associazione si faccia e si respiri nelle zone.

Proveremo insieme ad articolare problemi, situazioni, aspetti, dimensioni che quotidianamente viviamo e che sono legati a questi compiti per provare a riconoscerli, dare loro un nome, smontarli, così da poterli affrontare e gestire in modo intelligente, per riconoscerne problematicità e risorse, perché non siano ostacoli ma momenti di crescita per la Zona, per elaborare soluzioni originali. Questo sarà affrontato nel lavoro di gruppo, momento portante del convegno perché luogo dove portare il vostro contributo, preparato con il vostro Consiglio di Zona e con il Comitato, che voi qui rappresentate.
Oltre a ciò che voi porterete la base di lavoro per il gruppo è costituita:

  • dal numero di Agescout, con i diversi articoli che contiene e soprattutto le tesine di partenza: contengono affermazioni e problematiche nate dal lavoro di preparazione al convegno e rielaborate dai tutor, che vanno condivise e precisate, approfondite, o smentite
  • da alcuni nodi problematici, presenti in cartellina, emersi dopo la pubblicazione delle tesine e ai quali anche voi eravate invitati a contribuire. Sono ulteriori osservazioni che possono aiutare i gruppi a definire gli argomenti
  • all’inizio dei lavori avremo poi il contributo di alcuni “esperti” che non appartengono alla nostra associazione, ma per la loro competenza possono portarci un punto di vista diverso sulle sette  tematiche. A loro abbiamo chiesto di essere proprio la voce esterna che ci aiuta ad aprire le finestre della sede! ( Spiegazione di come si svolgerà la tavola rotonda)

 

Presentazione della cartellina

L’augurio reciproco che ci scambiamo e l’impegno che insieme ci assumiamo è di uscire da questo convegno con idee nuove e feconde, con prospettive diverse, anche un po’ avventurose per vivere il futuro, capaci di individuare, affascinare e coinvolgere chi verrà.

Non cerchiamo ricette che risolvano il nostro problema più o meno contingente, non pensiamo di essere a scuola per imparare cosa e come si fa, ma cerchiamo orientamenti e piste di lavoro, modalità di relazione, atteggiamenti, strategie, strumenti  che non siano generici o teorici, ma praticabili, traducibili
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